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Regimi di tassi Fed e mercati azionari USA (1971-2026)

55 anni di dati sul rapporto tra tassi Fed e rendimenti di S&P 500 e NASDAQ. Analisi contemporanea e forward, tre definizioni di regime, event study sui pivot Fed.

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In breve

Ad ogni riunione della Federal Reserve la stampa finanziaria e una parte non piccola dei creator sui social costruiscono un intero racconto attorno alla scelta di alzare, tenere fermi o tagliare i tassi. Il sottinteso condiviso è quasi sempre lo stesso: tassi bassi favoriscono l’azionario, tassi alti lo penalizzano. Ho testato l’affermazione su 55 anni di dati (1971-2026), applicando tre definizioni diverse di “regime dei tassi” in parallelo e confrontando sia i rendimenti contemporanei sia quelli forward a 12 e 24 mesi. Cinque conclusioni.

  1. La correlazione lineare tra livello dei Fed Funds e rendimenti azionari è statisticamente nulla. FFR contro rendimento contemporaneo S&P 500: −0.03. Contro rendimento forward 12 mesi: +0.05. Sono zero. Il livello dei tassi non “spiega” i rendimenti in nessuna direzione.

  2. Il regime di tassi storicamente più redditizio per l’S&P 500 non è quello a tassi bassi: è la fascia FFR nominale 4-6% (rendimento contemporaneo mediano 18.1% annualizzato). La fascia peggiore è 2-4%. Il pattern non è monotono in nessun senso.

  3. La direzione dei tassi conta più del livello, ma nel verso opposto a quello atteso. Quando la Fed sta alzando (variazione trailing +1pp o più) il rendimento contemporaneo del S&P scende al 4.5% annualizzato (dal 14% dei periodi stabili) e il NASDAQ diventa negativo (−2.8%). Ma il forward 12 mesi migliora, non peggiora: 15.5% per l’S&P contro 12.8% dei periodi stabili.

  4. In termini reali (FFR meno inflazione) il pattern è inverso a quello narrativo: il regime “restrittivo” (FFR reale sopra il 4%) è storicamente il più redditizio, con un rendimento contemporaneo del 19.9% annualizzato e un forward 12 mesi del 19.5%. La fascia peggiore è “0-2% reale” (l’era ZIRP 2009-2015 con recovery lenta).

  5. Event study sui pivot Fed: dopo l’inizio di un ciclo di rialzo, il rendimento mediano dell’S&P a 24 mesi è +46%. Dopo l’inizio di un ciclo di taglio, “solo” +25%. La “Fed put” è reale ma inefficiente: il taglio arriva dopo un crollo già in corso, il rialzo intercetta un’economia che sta accelerando.

Perché scriverlo

L’idea di questo articolo nasce osservando quanta parte del contenuto finanziario italiano — sui social, in TV, nei report bancari retail — costruisca un intero storytelling attorno a poche righe di comunicato della Fed. “La Fed alza, tempo di uscire dall’equity”. “La Fed taglia, tempo di comprare Nasdaq”. Il ragionamento è quasi sempre implicito, di rado esplicitato, e ancor meno spesso testato sui dati. La domanda che pongo è la più semplice possibile: su 55 anni di dati storici, la relazione fra livello o direzione dei Fed Funds e rendimenti azionari USA è quella che il consenso retail dà per scontato?

L’obiettivo di questo pezzo non è avanzare una strategia, tantomeno predire il prossimo movimento della Fed. È esclusivamente descrittivo: mostrare cosa dicono i dati, sotto tre definizioni diverse di regime, e lasciare al lettore il compito di aggiornare le proprie convinzioni.

Dati e metodo

Fonti. Fed Funds Rate mensile dal 1954 (FRED, serie FEDFUNDS). S&P 500 total return mensile ricostruito dal dataset Shiller con formula r_t = (P_t + D_(t-1)/12) / P_(t-1) − 1, con dividendo estrapolato al div-yield medio 1.4% annuo per il periodo 2023-07 in poi (che nella cache Shiller ha Dividend = 0). NASDAQ Composite daily dal 1971 (FRED, NASDAQCOM), aggregato a fine mese e arricchito con un dividendo costante di 0.75% annuo — approssimazione conservativa rispetto al div yield storico effettivo del Composite (circa 1% negli ultimi 20 anni, meno negli anni tech-boom). Consumer Price Index dal dataset Shiller per il calcolo del tasso reale.

Panel. Il campione utile parte da aprile 1971 (inizio serie NASDAQCOM) e arriva ad aprile 2026, per un totale di 661 osservazioni mensili. Copre 11 presidenti della Fed, l’intera transizione dallo stagflation degli anni Settanta all’era ZIRP fino al ciclo restrittivo 2022-2024. Non c’è un altro dataset azionario liquido con questa profondità storica.

Rendimenti. Sono usati tanto i rendimenti mensili contemporanei (ossia: nei mesi con FFR nella fascia X, quanto ha reso l’S&P?) sia i rendimenti cumulati forward a 12 e 24 mesi (nei mesi con FFR nella fascia X, quanto ha reso l’S&P nei 12 e 24 mesi successivi?). Le due sono domande completamente diverse: la prima è correlazionale, la seconda ha una struttura predittiva.

Tre definizioni di regime, in parallelo.

  • Livello nominale (A): FFR in cinque fasce assolute — sotto 2%, 2-4%, 4-6%, 6-8%, sopra 8%. Semplice, immediatamente interpretabile. Il difetto è di confondere periodi macro molto diversi: FFR al 2% nel 2003 non è la stessa cosa di FFR al 2% nel 2022.
  • Direzione (B): variazione FFR nei 12 mesi trailing — discesa (meno 1pp o più), stabile, rialzo (più 1pp o più). Coglie il regime di policy in atto (hawkish, dovish, holding).
  • Livello reale (C): FFR meno CPI YoY, in quattro fasce (accomodante sotto 0%, 0-2%, 2-4%, restrittivo sopra 4%). Distingue “tassi nominalmente alti ma reali negativi” (2022) da “tassi nominalmente moderati ma reali molto restrittivi” (1997).

Event study. Ho identificato i “pivot Fed” come mesi in cui la variazione cumulata dei Fed Funds sui 6 mesi precedenti supera in valore assoluto 1.5 punti percentuali, richiedendo almeno 24 mesi di quiete dal pivot precedente. Il criterio restituisce 8 cicli di rialzo (1972, 1974, 1977, 1979, 1982, 1984, 1988, 2022) e 9 cicli di taglio (1972, 1974, 1980, 1982, 1984, 1991, 2001, 2008, 2020) — coerenti con la storiografia macro consolidata (Volcker, Greenspan, Bernanke, Yellen, Powell). Attorno ad ogni pivot ho estratto una finestra di 24 mesi prima e 24 mesi dopo, e ho calcolato la mediana cross-sezionale dei rendimenti cumulati normalizzati a 100 al mese del pivot.

Total Return vs Price Return. L’S&P 500 è sempre in total return (Shiller ricostruito). Il NASDAQ è total return solo in senso approssimato: il Composite in serie storica lunga è disponibile solo in price return via FRED, quindi ho aggiunto un dividendo costante 0.75% annuo. È dichiarato apertamente come limite: la differenza cumulata su 55 anni tra il “vero” TR NASDAQ e il PR-più-0.75% è probabilmente dell’ordine del 20-30% del capitale finale — non trascurabile, ma non tale da invertire il segno dei confronti relativi.

Lo script completo è nel repository (scripts/regimi-tassi-sp500-nasdaq.py); il panel mensile completo, le statistiche per bucket, le date dei pivot e le curve equity sono in /charts/regimi-tassi-sp500-nasdaq/.

Il contesto — cosa vediamo prima di segmentare

Grafico che sovrappone la crescita cumulata di S&P 500 total return e NASDAQ Composite sul periodo 1971-2026, con Fed Funds Rate sul secondo asse. NASDAQ termina significativamente sopra S&P 500, e i due picchi FFR degli anni Ottanta e del 2022-2024 sono visibili.
Crescita di 1$ investito in S&P 500 total return e NASDAQ Composite (scala log) sovrapposta al livello dei Fed Funds. Il picco Volcker del 1981 e il ciclo restrittivo 2022-2024 sono le due fasi di tassi assoluti più alte del campione.

A occhio, è difficile riconoscere una regola. Il picco Volcker del 1981 (FFR sopra il 15%) è seguito da uno dei mercati azionari più forti della storia moderna. L’era ZIRP 2009-2015 (FFR quasi zero) è associata a un mercato che sale, ma anche a una decade “persa” precedente. Il ciclo restrittivo 2022-2024 ha coinciso con un bear market breve seguito da uno dei rally più veloci mai visti. Prima di forzare una narrazione, segmentiamo.

Sezione A — Livello nominale dei Fed Funds

Boxplot dei rendimenti mensili di S&P 500 e NASDAQ per cinque fasce di Fed Funds nominali. Le distribuzioni sono ampiamente sovrapposte, senza un ordinamento monotono.
Distribuzione dei rendimenti mensili di S&P 500 e NASDAQ per fascia di FFR nominale. Le mediane si assomigliano, nessuna fascia domina o è dominata in modo netto.

Rendimenti contemporanei annualizzati per fascia FFR — S&P 500 total return e NASDAQ:

Fascia FFRn mesiS&P 500 contemp.NASDAQ contemp.Hit rate SP fwd12m
sotto 2%19410.3%14.0%84.5%
2-4%742.3%4.8%80.9%
4-6%19318.1%25.9%80.7%
6-8%7013.4%6.7%67.1%
sopra 8%1309.4%5.2%75.4%

Due osservazioni. Primo: il rendimento contemporaneo migliore, sia per S&P che per NASDAQ, si registra nella fascia 4-6%, non nella fascia più bassa. Secondo: il pattern non è monotono. Se il consenso retail avesse ragione (“tassi bassi = più rendimenti”), dovremmo vedere una discesa continua da sinistra verso destra. Non c’è.

Panel con due bar chart affiancati: forward 12 mesi e forward 24 mesi di S&P 500 e NASDAQ per fascia di FFR nominale. Il forward 24m migliore per l'S&P è nella fascia sopra 8%.
CAGR mediano forward 12 mesi (sinistra) e 24 mesi (destra) per fascia FFR nominale. Nel forward 24m, il migliore rendimento S&P è nella fascia sopra 8% (14.6%): l'eredità di Volcker, che ha lasciato uno dei mercati azionari più forti del secolo.

Il forward 24 mesi cambia parzialmente il quadro. Il rendimento migliore per l’S&P (14.6% CAGR mediano) si osserva nella fascia sopra 8%, storicamente concentrata nei tardi anni Settanta e primi Ottanta — quando l’era Volcker stava terminando e preparando la disinflazione. Non è “i tassi alti fanno bene all’azionario”: è un artefatto del regime specifico che ha caratterizzato quella fascia (fine di un ciclo restrittivo, inizio di una lunga espansione multipla).

Sezione B — Direzione dei Fed Funds (regime di policy)

Definisco “direzione” la variazione dei Fed Funds nei 12 mesi trailing. Discesa = meno 1pp o più; rialzo = più 1pp o più; stabile = tutto il resto. Il campione si divide in 161 mesi di discesa, 341 di stabilità, 159 di rialzo.

Boxplot dei rendimenti mensili di S&P 500 e NASDAQ per direzione FFR (discesa, stabile, rialzo). Il bucket 'rialzo' ha mediana visibilmente più bassa.
Rendimenti mensili per direzione FFR trailing 12m. Il regime 'rialzo' abbassa la mediana contemporanea in modo netto, specialmente per il NASDAQ.

Contemporaneo, annualizzato:

Direzione FFRn mesiS&P 500NASDAQ
Discesa (≤ −1pp)16113.9%19.4%
Stabile (−1pp ÷ +1pp)34114.2%19.4%
Rialzo (≥ +1pp)1594.5%−2.8%

Il rialzo penalizza il rendimento contemporaneo — specialmente il NASDAQ, che con una direzione hawkish della Fed passa in territorio negativo (−2.8% annualizzato mediano). Questo è coerente con la storia degli ultimi anni: 2022 in particolare è stato un anno pessimo per il tech mentre Powell alzava.

Ma il quadro cambia quando si guarda al forward:

Bar chart che confronta il forward 12 mesi di S&P 500 e NASDAQ per le tre direzioni FFR. Il bucket 'rialzo' non è il peggiore forward — anzi.
CAGR mediano forward 12 mesi per direzione FFR. Nei 12 mesi successivi a un regime di rialzo, l'S&P rende il 15.5% mediano — la fascia migliore delle tre.
Direzione FFRS&P forward 12mNASDAQ forward 12m
Discesa14.6%17.2%
Stabile12.8%14.4%
Rialzo15.5%15.1%

Il pattern si ribalta. Nei 12 mesi successivi a un regime di rialzo, l’S&P rende più che nei periodi stabili o di discesa. Non è controintuitivo se si tiene presente la dinamica: la Fed alza quando l’economia è forte e i multipli si comprimono per il de-rating; ma la crescita degli utili nei trimestri seguenti continua, e i multipli tornano a espandersi. Il “male” del rialzo è compresso nel presente; il “bene” arriva dopo.

Sezione C — Livello reale dei Fed Funds

Definisco tasso reale come FFR meno CPI YoY. È la variabile che il macro accademico considera più significativa: distingue la stance restrittiva effettiva della politica monetaria dai livelli nominali.

Boxplot dei rendimenti mensili di S&P 500 e NASDAQ per quattro fasce di FFR reale. Il bucket 'restrittivo' non è il peggiore, anzi ha mediana alta.
Rendimenti mensili per FFR reale. Il bucket 'accomodante sotto 0%' non è il migliore; il bucket 'restrittivo sopra 4%' non è il peggiore.
Fascia FFR realen mesiS&P contemp.S&P fwd 12mNASDAQ contemp.
sotto 0% (accomodante)25211.7%13.8%16.1%
0-2%1526.5%10.8%7.2%
2-4%14811.5%15.3%11.3%
sopra 4% (restrittivo)10919.9%19.5%20.7%

Questo è il pattern più netto e forse più controintuitivo del pezzo. Il regime “restrittivo in termini reali” — Fed Funds meno CPI sopra il 4% — è storicamente il più redditizio in assoluto per l’S&P e per il NASDAQ, sia in termini contemporanei che forward. La fascia peggiore è “0-2% reale”, che corrisponde in larga parte al periodo 2009-2015 (post-GFC, ZIRP, tassi bassi ma inflazione appena positiva → politica solo lievemente accomodante, recovery lenta).

L’interpretazione più semplice è: quando la Fed è visibilmente restrittiva in termini reali, di solito ha già vinto la battaglia sull’inflazione, i multipli sono stati re-rated verso il basso, e da lì la strada più probabile è verso il basso per l’inflazione e verso l’alto per l’equity. La fascia “restrittiva” del campione include il 1994-1995 (soft landing Greenspan), il 1997-2000 (fine ciclo Clinton), pezzi del 2006-2007 e (in parte) il 2023-2024 post-picco Powell.

Sezione D — Event study sui pivot Fed

Otto cicli di rialzo, nove cicli di taglio, finestra ±24 mesi attorno al pivot, rendimenti cumulati normalizzati a 100 al mese del pivot.

Grafico spaghetti + mediana: rendimenti cumulati di S&P 500 e NASDAQ nei 24 mesi prima e dopo l'inizio di un ciclo di rialzo Fed. La mediana sale in modo netto dopo il pivot.
Event study: inizio ciclo di rialzo Fed (8 eventi). La mediana cumulata S&P 500 è a +29% dopo 12 mesi e +46% dopo 24 mesi.
Grafico spaghetti + mediana: rendimenti cumulati di S&P 500 e NASDAQ nei 24 mesi prima e dopo l'inizio di un ciclo di taglio Fed. La mediana sale ma più lentamente.
Event study: inizio ciclo di taglio Fed (9 eventi). Il rimbalzo è più veloce sul NASDAQ (+37% a 12m) ma si ridimensiona a 24m (+31%).
EventiS&P a +12mS&P a +24mNASDAQ a +12mNASDAQ a +24m
Pivot rialzo (n=8)+28.9%+45.9%+23.8%+44.2%
Pivot taglio (n=9)+22.9%+24.6%+36.6%+30.6%

Due letture. Primo, il pivot di rialzo è associato a un rendimento a 24 mesi più alto del pivot di taglio, sia sull’S&P che sul NASDAQ. Coerente con l’analisi B: il rialzo intercetta un’economia in espansione, il taglio arriva in emergenza dopo un crollo già iniziato. Secondo, il NASDAQ mostra un pattern asimmetrico sui tagli: rimbalza in fretta (+36.6% a 12 mesi) e poi si ridimensiona a 24 mesi (+30.6%), tipico degli episodi 2001, 2008 e 2020.

Va detto con onestà: 8-9 eventi non sono un campione statisticamente robusto. La distribuzione degli spaghetti nelle figure mostra chiaramente che ogni ciclo ha traiettorie molto diverse dalla mediana. L’event study è utile come “impressione centrale”, non come previsione affidabile.

Correlazione lineare

Come controllo di sanità, la correlazione lineare Pearson fra livello FFR e rendimenti:

CoppiaCorr
FFR vs S&P 500 contemp.−0.030
FFR vs S&P 500 fwd 12m+0.045
FFR vs S&P 500 fwd 24m+0.097
FFR vs NASDAQ contemp.−0.053
FFR vs NASDAQ fwd 12m−0.028
FFR vs NASDAQ fwd 24m−0.024

Tutti valori compresi tra −0.10 e +0.10. Non c’è nessuna relazione lineare misurabile. Chi costruisce una narrazione binaria “tassi bassi = rendimenti alti” o viceversa sta descrivendo un rapporto che nei dati non esiste.

Limiti

Endogeneity Fed-economia. La Fed non muove i tassi a caso. Alza quando l’economia è forte e l’inflazione minaccia, taglia in emergenza. Qualunque correlazione tra livello o direzione FFR e rendimenti è confusa da questa endogeneity — separare “effetto tassi” da “effetto ciclo economico” richiede identificazione strutturale (VAR, shock monetari alla Romer-Romer o Bernanke-Kuttner) che è fuori scope per un pezzo divulgativo. Le medie condizionali che presento vanno lette come descrittive, non causali.

Sample size sull’event study. 8 pivot di rialzo e 9 di taglio in 55 anni sono pochi per generalizzare. L’ampia dispersione tra eventi lo mostra visivamente. Il valore mediano è indicativo, non predittivo.

Total Return del NASDAQ. Il NASDAQ è stato ricostruito come price return più dividendo costante 0.75% annuo, per assenza di una serie storica lunga di NASDAQ Composite in total return. È una scelta conservativa (sottostima il TR vero) coerente in tutti i confronti relativi, ma implica che i multipli finali NASDAQ nel grafico contesto sono sottostimati.

Panel non allineato al lettore italiano. L’analisi è sui rendimenti in dollari lordi, senza cambio euro-dollaro e senza tassazione italiana. Sono scelte metodologiche standard per la letteratura macro-finanziaria; il lettore italiano deve tenere a mente che tra dollaro forte-debole e 26% capital gains + bollo 0.2% i rendimenti nominali sopra vanno letti come “riferimento accademico”, non come “ciò che è entrato in tasca al retail italiano”. Il pattern relativo tra regimi è però invariante ai due filtri.

“Regime” non è dato. Le fasce che ho usato sono ragionevoli ma arbitrarie. Ho verificato che spostare le soglie di ±1pp non cambia la sostanza dei risultati, ma cambia i valori puntuali. Il codice permette di rifare l’analisi con altre soglie.

Conclusioni

I dati raccontano tre cose ragionevolmente stabili sotto le tre definizioni di regime testate.

Prima. Il livello dei Fed Funds — nominale o reale — non è un predittore lineare dei rendimenti azionari USA. Su 55 anni la correlazione è zero. Ogni tentativo di costruire una regola operativa del tipo “quando FFR è sopra/sotto X compra/vendi” non trova supporto nei dati.

Seconda. La fase peggiore del ciclo non è “tassi alti”, è “Fed che sta salendo”. Il contemporaneo penalizza soprattutto il NASDAQ (mediana annualizzata negativa). Ma è una fase transitoria: nei 12 mesi successivi il rendimento mediano diventa il più alto delle tre direzioni.

Terza, la più controintuitiva. Il regime restrittivo in termini reali (FFR meno inflazione sopra il 4%) è storicamente il più redditizio per l’equity USA, sia contemporaneo che forward. Non perché “l’equity ama i tassi alti”, ma perché il regime restrittivo tende a coincidere con periodi di disinflazione, re-rating dei multipli e riaccelerazione futura degli utili.

Nessuna di queste è una raccomandazione operativa. Sono descrizioni di come si sono comportate storicamente due asset class specifiche (S&P 500 e NASDAQ Composite) sotto tre segmentazioni ragionevoli del contesto monetario. Il valore aggiunto rispetto alla narrativa mediatica standard è precisamente questo: il consenso “tassi bassi buoni, tassi alti cattivi” non è supportato dai dati, in nessuna delle tre segmentazioni. Chi vuole prendere decisioni di portafoglio a partire dalla Fed dovrebbe come minimo confrontarle con questo pattern storico prima di sposarne la lettura semplicistica.


Fonti e riproducibilità

  • Fed Funds Rate mensile: FRED serie FEDFUNDS.
  • S&P 500 total return: ricostruito da dataset Shiller, formula standard TR con dividendo mensile ricostruito prorata dal dividendo annuo. Estrapolazione post-2023-06 al div-yield medio 1.4% annuo.
  • NASDAQ Composite daily: FRED serie NASDAQCOM. Total return proxy = price return + dividendo costante 0.75% annuo.
  • Consumer Price Index: dataset Shiller.
  • Codice completo della simulazione: scripts/regimi-tassi-sp500-nasdaq.py.
  • Output numerico dettagliato (statistiche per bucket, date dei pivot, panel mensile): /charts/regimi-tassi-sp500-nasdaq/.
  • Letteratura di riferimento sull’endogeneity Fed-mercati: Bernanke & Kuttner (2005), “What Explains the Stock Market’s Reaction to Federal Reserve Policy?”, Journal of Finance. Romer & Romer (2004) su identificazione shock monetari.

Nota metodologica: la scelta di aggregare i rendimenti in medie condizionali per bucket ha il pregio della semplicità interpretativa, ma nasconde la dispersione intra-bucket, che è ampia. Il codice permette di ottenere direttamente boxplot, deviazioni standard e Sharpe per ogni bucket, oltre alle sole mediane riportate nel testo.

Disclaimer: contenuto informativo ed educativo, non consulenza finanziaria. Le performance passate non sono indicative di quelle future. Le analisi presentate sono esercizi quantitativi descrittivi, non raccomandazioni operative. La segmentazione in “regimi” è una scelta metodologica soggettiva; risultati diversi possono emergere sotto altre segmentazioni ragionevoli.

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